Ellero,
Corsaglia, Pesio, Vermenagna, Roja, Tinée, Gesso, Stura, Grana, Maira,
Varaita, Po, Pellice, Chisone, Dora: senz'acqua le valli alpine non esisterebbero.
Il corso d'acqua costituiva una preziosa, spesso l'unica, risorsa di vita, ed
era un'entità così radicata nella vita del paese e della valle
che non c'era neppure bisogno di chiamarlo col nome proprio: ovunque il fiume
era semplicemente l'aiga o la grand'aiga, l'acqua per antonomasia.
Il suono inconfondibile di ruscelli e cascate si mescola ancor oggi alle voci
degli animali e degli uomini che grazie a quell'acqua vivono. Durante la transumanza,
un rito che sa di Bibbia, di nomadismo e di versi leopardiani, centinaia di
capi si spostano seguendo un passo lento e ritmato: nelle case che dormono entra
il suono dei campanacci e delle voci profonde e antiche di pastres, berjiers
e marguiers che li accompagnano.
"Se
si dovesse parlare del carattere degli uomini e delle donne delle Basse Alpi
è alla valle dell'Ubaye che lo paragonerei: molta pena e molto lavoro,
il conflitto eterno tra l'acqua e la roccia e la strada che ha dovuto aprirsi
un varco al fondo dell'ombra e del silenzio". Così lo scrittore
Jean Giono, vissuto fra le montagne della Lure e la spaccatura vertiginosa delle
gorges del Verdon, descrive il paesaggio delle Alpi, un ambiente severo che
inaspettatamente sa farsi dolce e morbido: "ecco un melo fiorito, un prato
coperto di margherite, una capra al pascolo, una casetta dai vasi di geranio
o una baita d'alta quota in cui si svolge la vita degli uomini coraggiosi".
Per
vivere, in Occitania si è sempre vissuti
quanto al vivere bene,
alcune regioni sono state meno fortunate di altre. Gli Occitani alpini hanno
comunque resistito, ingegnandosi a trovare la migliore esposizione per i loro
insediamenti, inseguendo l'adrec, ad rectum solem, e scartando l'ombra dell'ubac,
ad opacum. Questo finché le case dalla lòbia in legno, la volta
a botte ed una sola stanza si sono fatte troppo strette; la meira, la truna
e la granja troppo fredde e distanti. Ecco allora comparire cestai, vetrai,
arrotini, acciugai, venditori di stoffe, balie, cuochi, ombrellai
Le più
grandi virtù degli abitanti delle valli sono state quindi il coraggio
e la fantasia. Il coraggio di abbandonare, anche solo stagionalmente, le proprie
famiglie per sfidare l'ignoto, e la fantasia di creare dal nulla nuove attività.