Una
costa sfolgorante , dalle baie segrete fra le rocce alle lunghe distese di sabbia
chiara. L' intenso azzurro del mare si prolunga negli stagni popolati di fenicotteri
e pellicani, spezzandosi a tratti nel bianco scintillare di una salina o nell'
eleganza raccolta di un villaggio di pescatori. Qui l'acqua incontra la terra
rossa, coperta di timo e di vigneti. Da qui risalendo un fiume pigro troveremo
torrenti irosi e limpidi e poi le nevi dei Pirenei , eterno orizzonte di questa
terra.O solcando l'acqua muta del Canal du Midi andremo di città in città,
fino alla rosea Tolosa , incontro alla Garonna che ci cullerà fino alle
onde alte dell'Atlantico. Da trecento anni una lunga strada d'ombra e silenzio
fra due mari.
Pigra
come un'odalisca è la vigna sotto il sole di fiamma. Per pianure e colline
si stende come un oceano verde che trascolora con le stagioni nel rosso del
sangue, rosso del vino forte e caldo che ha imprigionato il sole e bevuto i
succhi della terra. Fino al trionfo della vendemmia, all'aspro sapore del mosto
che schiuma . Allora, a fiaschi passati di mano in mano, a botti grandi come
case, che continueranno la misteriosa alchimia cominciata negli acini, il vino
corre nelle arterie di questo paese e lo feconda. Il vino ha creato qui ricchezza
e rabbia, castelli e miseria, orgoglio e disperazione. Nell'ombra fresca delle
cantine si scoprono i suoi segreti profumi , fiori e frutta e minerali, dalle
bottiglie polverose al cristallo del bicchiere dove il colore s'accende di rubino
o di violetta. In un compunto rituale si rende omaggio a Dioniso, dio di molti
eccessi e molte virtù.
Ci
fu in questo paese una stagione fervida e ricca, di corti d'amore e di ascesi
infuocata. Qui, nove secoli fa, si inventarono nuovi modi d'amare e una nuova
lingua per dirli, e musiche di orientale dolcezza per dame e trovatori. Si inventò
anche un modo diverso di amare Dio, cercandolo nel profondo del proprio essere
e non nel mondo. Su tutto questo si scatenò la collera dei potenti, e
un fiume di cavalieri dilagò come lava su questa terra eretica. Massacri
e carestie , rivolte e roghi distrussero la stagione d'oro del Paese Cataro
e il sogno di una patria Occitana. Restano le cittadelle dell'eresia, abbandonate
al sole e al vento sui contrafforti impervi dei Pirenei. Restano le grandi abbazie,
anch'esse ammutolite. Magici brandelli di un passato che rifiuta di farsi dimenticare.
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