Tarascona - Collegiale di Sainte Marthe, Saint Gabriel, Saint Michel de Frigolet


VEDERLA PER CREDERCI
Al crocevia tra il massiccio calcareo delle Alpilles, l’acqua dolce e salata della Camargue ed il grande Parco naturale del Luberon, Tarascon è un simbolo della Provenza. Città leggendaria, con il castello di Re Renato d’Angiò posto a sentinella del Rodano e la casa di Tartarino con i due leoni guardiani, bisogna vederla di persona per credere alla sua bellezza.


TRA CHIESE CAPPELLE E ABBAZIE

La Collegiale Reale di Santa Marta è situata nei pressi del castello feudale di Re Renato, considerato uno dei più belli di Francia. L'edificio, dominato dal grande campanile gotico, conserva ancora le vestigia della chiesa romanica elevata nel XII secolo, come la cripta del IV secolo nella quale è custodito il sarcofago di Santa Marta. Ma sono soprattutto i lavori effettuati nei secoli XIII, XIV e XV a conferire a questa chiesa una bellezza monumentale, improntata al più puro gotico meridionale. La Cappella di San Gabriele, illustra perfettamente l’arte romanica provenzale, sintesi di beltà e di equilibrio. Resa celebre dallo scrittore Alphonse Daudet nel suo libro “Lettres de mon moulin”, l’Abbazia di San Michel de Frigolet è costituita da due parti. Un insieme monastico medioevale, datato XII e XIII secolo formato da tre edifici di epoca romanica, la chiesa conventuale, il chiostro e la chiesa adibita ai pellegrinaggi, e la parte costruita verso la metà del XIX secolo in stile neo-gotico.


LA TARASCA CHE È IN NOI
C’era in quel tempo sulla riva del Rodano, in una foresta posta tra Avignone e Arles, un drago, metà animale e metà pesce, più grande di un bue, più lungo di un cavallo, con denti aguzzi come corna e grandi ali ai lati del corpo. La “Leggenda aurea” di Jacopo da Varagine racconta che il mostro era giunto dalla terra dei Galati via mare, e aveva per genitori il Leviatano, serpente acquatico, e l’Onagro, che brucia come il fuoco qualsiasi cosa tocchi. Come nella migliore tradizione favolistica, mangiava uomini, donne e bambini. Il popolo chiese quindi a Marta, venuta dal mare con le tre Marie, di affrontarlo. Santa Marta vinse la Tarasca aspergendola di acqua benedetta e mostrandole la croce; e annodando la sua cintura, simbolo dell’energia vitale, intorno alla coda del mostro. Quindi lo conduce fino al villaggio vicino dove verrà lapidato. Per vincere il Drago che c’è in noi, gli abitanti di Tarascona dal 1474 nell’ultima settimana di giugno fanno sfilare per le strade del paese, un’impressionante Tarasca, celebrando messe e facendo falò e corse camarghesi.