Introduzione al romanico

IL SEGRETO DEI MAESTRI COSTRUTTORI
Si può davvero parlare di segreto quando, nell’arco di due secoli, sorsero migliaia di chiese sparse in tutta Europa? Gli esempi di quei «segreti» erano davanti agli occhi di chiunque. Tuttavia, alla base dell’architettura romanica vi fu indubbiamente un corpo di conoscenze trasmesse con cura e arricchite da costanti ricerche. Spesso si citano i Maestri venuti dall’Italia, che avrebbero avuto parte preponderante nel diffondere le nuove norme architettoniche soprattutto per quanto concerne l’area di cui ci occupiamo, fra Italia Settentrionale e Catalogna. Questi artigiani provetti sono noti come Maestri Lombardi o Maestri Comacini.
Secondo Alick McLean “venivano probabilmente da tutte le regioni del Nord Italia e formavano una élite ben preparata e organizzata in comunità che avevano già il carattere delle Corporazioni. Le regole della loro arte erano fondate su conoscenze antiche, già usate a Roma nel lavoro della pietra e nella costruzione di muri. I sovrani longobardi d’Italia avevano utilizzato e strutturato questi artigiani: nel 643 il re Rotari con un editto aveva registrato e sancito le norme della Costituzione dei Maestri Lombardi. Nel 714 re Liutprando aveva fissato in un documento anche i prezzi dei diversi lavori”.
Quando intorno all’Anno Mille in Europa la situazione divenne più stabile, queste corporazioni poterono estendere il loro terreno d’azione. Troviamo i segni della loro opera prima in Lombardia, poi in Catalogna (a Ripoll o a Saint Martin du Canigou ad esempio). Lavoreranno essenzialmente per il clero, e sarà questo a diffondere poi in tutta Europa le loro tecniche costruttive.
Dei Maestri lombardi rimane traccia nel vocabolario del Romanico: le arcate e le bande lombarde ne sono testimonianza.
Dalla collaborazione fra questi artigiani provetti e gli eruditi religiosi di allora nacquero gli edifici che ancor oggi ammiriamo nei loro ritmi armoniosamente giocati fra simmetrie e asimmetrie. Tutto vi è accuratamente studiato, anche ciò che pare accidentale: se una chiesa ha un asse leggermente deviato, non è per caso, ma per scelta deliberata di una irregolarità di forma che rende l’edificio “vivo”, come preso in un movimento vorticante che rammenta quello del vortice iniziale da cui nacque la Creazione.
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